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Sento il dovere di rivolgere un saluto a tutti i camerati operanti
nel partito in Italia e rappresentati dai loro delegati al congresso
conclusosi il 6 dicembre. Le unanimi manifestazioni di affetto e di
stima che mi sono state tributate dai delegati, mi hanno commosso in
quanto consapevole che erano rivolte alla mia persona soprattutto nel
ricordo di mio padre.
Mi auguro che il nostro congresso abbia definitivamente suggellato
l’unità del partito unendo il prezioso patrimonio di esperienze maturato
dal Segretario nazionale con le istanze dei giovani e meno giovani che,
alla realistica quanto necessaria politica condotta sino ad oggi,
affiancano con intelligenza e sensibilità proposte ed iniziative
stimolanti.
Il partito prosegue pertanto la propria battaglia nell’unità d’intenti e
con una visione realistica della situazione, nella consapevolezza che il
momento attuale di degrado politico e morale ci consentirà di avanzare
quale unica forza in grado di dare una risposta a tutti i problemi che
sempre più con urgenza richiedono d’essere seriamente affrontati. In
particolare occorre dare una speranza d’avvenire alla gioventù le cui
energie non sono state indirizzate adeguatamente verso i lavori
socialmente utili che si prospettano per l’immediato futuro. Scuola al
disastro ed incapace di fornire risposte per il mercato del lavoro,
Giustizia al collasso, governo, forze di maggioranza e di opposizione
impari dinanzi al compito di affrontare le sfide del futuro, istituzioni
della Repubblica l’un contro l’altro armate, economia a rotoli, una
“questione settentrionale” che si aggiunge a quella secolare del
meridione rappresentata soprattutto dalla chiusura di una miriade di
piccole, medie imprese che ha determinato preoccupanti picchi di
disoccupazione, perdita di competitività sui mercati internazionali,
corruzione dilagante, clientelismo, nepotismo e “chi più ne ha più ne
metta!”
Sia chiaro che noi non siamo assertori della politica del “tanto peggio
tanto meglio”! Ci limitiamo soltanto a prendere atto del totale
fallimento di questo regime e rivendichiamo il nostro diritto ad alzare
le nostre insegne affinché l’Italia possa risorgere a dignità di Nazione
proponendo la nostra via da percorrere quale unica, valida alternativa
al sistema.
Ai camerati che da anni sono lontani dal partito rivolgo il mio
personale appello affinchè riprendano la comune battaglia sotto le
insegne del nostro partito tornato ad essere il nostro strumento di
lotta. Il vostro patrimonio di esperienze e di preparazione politica non
deve andare disperso e può accelerare sensibilmente l’opera di
potenziamento organizzativo che vede impegnate tutte le energie e le
risorse attuali. Ritengo che non vi siano attualmente valide ragioni per
“restare alla finestra”. Tra voi vi sono camerati che hanno concorso a
creare nella continuità il movimento sociale italiano ovvero hanno
sostenuto il partito a partire dagli anni sessanta/settanta. Un saluto
ed un ringraziamento rivolgo in particolare ai camerati che con affetto
ho ritrovato accanto al feretro di mio padre cui le Associazioni d’arma
della Repubblica Sociale hanno reso onore con la presenza delle loro
bandiere e gagliardetti.
Uomini validi e di provata fede è giunta l’ora di vincere nel tempo. Mi
piace ricordare una frase di d’Annunzio “Credemmo per vincere, patimmo
per vincere, lottammo per vincere. E che m’importa d’essere vinto nello
spazio se sono destinato a vincere nel tempo?
Ma voglio rivolgermi anche agli antifascisti di professione che ci
accusano di non essere “democratici”.
Noi lezioni di democrazia non ne accettiamo da nessuno ed a riprova di
ciò desidero riprendere, stralciandolo da un volantino, oggi documento
storico, tratto da “LOTTA FASCISTA” organo clandestino del Partito
Fascista Democratico: marzo 1946; pubblicato nel volume di mio padre
“Con Mussolini prima e dopo Piazzale Loreto ed. Settimo Sigillo pag. 391
il seguente monito:
“…Il fascismo non è morto!
…..il Fascismo odierno non può essere altro all’infuori di un movimento
democratico che chiede la possibilità di allinearsi sul piano della
ricostruzione e del potenziamento del Paese in parità di intenti e di
sacrifici con qualunque altro partito.
(ag. Alternative 30 settembre 1991).
Tutto ciò introduce un altro tema: quello della Pacificazione Nazionale
che non si conquista con l’abiura, la legge Scelba, il 25 aprile, la
“lotta di liberazione” la “Repubblica nata dalla resistenza” in spregio
di coloro che, chiamati alle armi, sono caduti per la Patria.
Tornando all’attualità, desidero ricordare a me stesso che innumerevoli
sono i temi ed i problemi che dovremo affrontare e pertanto sarà
necessario il contributo di tutti per essere presenti tra la gente con
le nostre idee e proposte.
Milano,
Gabriele Leccisi |