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Parlare della strage di Piazza Fontana significa ricordare i 17
poveri morti nell’attentato del 1969 ma anche Pinelli, Calabresi e tutti
quelli che sono stati uccisi negli anni successivi a causa dell’odio
scatenato, ad arte, da quanti avevano interesse a scaricare la colpa sui
“fascisti”.
Non si possono dimenticare anche chi, in base alle sentenze della
giustizia italiana, è stato ingiustamente incarcerato per anni e
sottoposto a un linciaggio mediatico che si protrae da decenni.
Nascondendosi dietro i famosi servizi segreti deviati (da chi?) fior di
magistrati continuano ad imputare ad una parte politica questa strage
odiosa. E ai mezzi d’informazione non sembra vero di riproporre
l’ennesimo “scoop”.
Forse se i magistrati ed i giornalisti facesse davvero il loro lavoro ed
incominciassero ad indagare sui servizi segreti stranieri (cosa che
dovrebbero fare anche per l’attentato della stazione di Bologna e per
Ustica) potrebbero arrivare a conclusioni sconvolgenti.
Ma questo non si può pretendere da quanti sono al servizio del Grande
Capitale, conviene di più continuare ad etichettare il tutto come di
matrice neo fascista.
IL SEGRETARIO PROVINCIALE
Maurizio Gargallo
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