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Apprendo da “IL GIORNALE. It” che un
lavoratore cassaintegrato si è ucciso e poco dopo a casa sua gli è
arrivata un’offerta di lavoro. Lascia la moglie disoccupata e due figlie
di 6 e 13 anni. Mentre la tragedia si consuma FINI è impegnato nella sua
battaglia a Berlusconi per ottenere più “poltrone”.
Avverto subito i miei scarsi lettori che non ho nessuna voglia di
scherzare o fare dell’ironia. La morte per disperazione di un
lavoratore, di un padre di famiglia che lascia moglie e figlie in tenera
età obbliga ad una profonda riflessione. Colonnelli e generali del PDL
si affrontano “l’un contro l’altro armati” solo per vedere di
riconciliarsi non appena gli appetiti di potere saranno stati
soddisfatti. L’Italia assiste a questo squallido spettacolo che ci
offrono il Silvio nazionale ed il Fini maestro nei giri di valzer.
Sembra proprio che a nessuno nel PDL e nella Lega stia a cuore il
destino del nostro Paese ed intanto la sinistra parlamentare sta in
agguato in attesa di intervenire con metodi sciacalleschi per sottrarre
la poltrona a Bossi Fini e Berlusconi solo per piazzarci i riveriti
sederi degli uomini della loro nomenclatura senza che nulla cambi nel
Paese. La lega ed il PDL sono responsabili delle condizioni sempre più
critiche in cui versa la Nazione. Hanno pensato alla “devolution”
infischiandosene del fatto che se il titolo V della Costituzione venisse
applicato integralmente i trasferimenti delle competenze dallo Stato
alle regioni comporterebbero un aumento della spesa pubblica pari al 40
per cento. A partire dal 1997, data in cui si può far risalire l’avvio
del federalismo, l’aggravio per i conti dello Stato è pari a 61 miliardi
di euro! Se le “riforme” andranno in quella direzione si può star certi
che dovremo fare sempre più i conti con nuove burocrazie di estrazione
regionale con lievitazione di costi, innumerevoli disfunzioni
burocratiche, litigi e conflitti di competenze destinati a crescere a
dismisura.
Per fare un esempio: cosa si è fatto per rendere le imprese competitive
nell’ambito della sfida “globalizzata”? Quali provvedimenti sono stati
presi per ridurre il costo del lavoro e della manodopera? Quali
incentivi sono stati introdotti per lavorare meglio, di più e tutti?
Scrive Rousseau nel Contrat social che « l’uomo è nato libero ma
dovunque è in catene ». Ci provò la Rivoluzione francese a spezzare le
catene per affermare e realizzare in concreto l’ideale della libertà,
sia pur con i suoi “esecrandi orrori” come ebbe a definirli Bobbio nel
suo saggio sulla libertà tratto da “Etica e politica”. Certamente non vi
è libertà senza soddisfazione dei bisogni primari, la mancanza del
lavoro umilia l’uomo che avverte l’impotenza assoluta in cui si viene a
trovare. La società induce a consumare ma il disoccupato consuma se
stesso, deve accontentarsi di sopravvivere con le risorse di chi è
portatore di un reddito spesso modesto, spesso prodotto dalla propria
donna o da una figlia, deve trangugiare bocconi amari per non essere
sopraffatto dal senso d’inferiorità in cui si viene a trovare rispetto a
coloro che il lavoro l’hanno, spesso apparendo agli occhi della propria
donna come un inetto, un incapace di andare a cercarsi un lavoro che in
realtà non si trova. E’ pur vero che la manodopera extracomunitaria
viene a coprire attività che gli italiani non sono propensi a svolgere
ma chi ha incentivato quegli enormi serbatoi che nascondo uno stato di
disoccupazione di fatto che sono le università?
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Chi rovinò la fragile economia italiana
negli anni settanta creando il mito del posto fisso? Non esiste una
prima e seconda repubblica; esiste soltanto un regime affamatore che dal
1948 ad oggi si è preoccupato soltanto di proteggere i privilegi e le
caste dei centri di potere politico ed economico. Il fascismo cercò di
affrancare l’uomo creando le condizioni affinché fosse assicurato a
tutti un tenore di vita dignitoso e certamente gli apparati statuali ad
hoc predisposti favorirono in concreto la realizzazione del principio di
libertà ed è per questo che il regime ottenne un consenso che lo stesso
Mussolini definì totalitario. La libertà senza ordine e disciplina non
esiste ma l’ordine e la disciplina sono valori che ben si possono
convogliare in un sistema di libertà senza bisogno dell’uomo
carismatico. Certamente la conquista di una libertà di un gruppo può
significare illibertà di altri in quanto si viene ad esercitare un
potere a scapito di altri ma il potere può autolimitarsi attraverso la
socializzazione delle imprese nel mondo del lavoro sì da consentire un
equa ripartizione del potere e degli strumenti di controllo di un
Istituto sull’altro. Ciò vale pertanto anche per le Istituzioni che
costituiscono il nerbo dello Stato. A mio avviso il voto della lista
unica dei segretari dei partiti non risolve nulla ed alimenta soltanto
il parassitismo, la corruzione, premia i peggiori cortigiani e ruffiani
che sanno come adulare i potenti.
Si rifletta sulla solitudine di chi è colpevole di esistere, non
delinque ma non riesce a far mangiare i suoi figli e si uccide mentre i
mestieranti della politica nei lussuosi palazzi del potere si fanno
beffe dell’intero popolo italiano.
Camerati, italiani ed italiane, il vero nemico dell’Italia sono i
partiti rappresentati in Parlamento, è giunta l’ora di lavorare per
assediare la cittadella romana e, con metodi democratici ma con fermezza
d’intenti si gridi alto e forte il nostro NO a questo regime tirannico,
NO ai satrapi, NO a tutti coloro che plaudono dinanzi alle sconfitte del
popolo italiano ed ancora si accingono a celebrare a breve la festa
dell’odio e della divisione. Noi siamo il partito le cui percentuali di
voto sono simili a quelle dei prefissi telefonici e proprio per questo
stiamo recuperando un’unità d’intenti e di spiriti che presto
allargheranno il consenso se il nostro rifiuto di questo sistema si farà
sentire su tutto il territorio nazionale senza bisogno di apparentamenti
o unità d’area che hanno il trito sapore delle solite ammucchiate
partitiche che certamente non fanno la Storia. Le alleanze si faranno al
momento opportuno e su posizioni di forza ma certamente non con i nemici
dell’Italia.
Per realizzare un vero sistema fondato sulla libertà occorre una vera e
propria rivoluzione nel costume, nel sistema di controllo dei mass
media, nei centri di potere ovunque s’annidino ma la premessa
fondamentale rimane la soluzione del problema sociale in cui si deve
realizzare l’armonia tra le categorie produttive. Si tratta di una vera
e propria rivoluzione realizzabile solo conquistando il potere! Una
democrazia verbosa ed inconcludente non serve agli italiani, basta con i
ludi cartacei inconcludenti; occorrono nuove forze che, nel rispetto
delle regole pseudodemocratiche, sappiano catturare il consenso per
agire, operare in concreto anche eventualmente sbagliando ma realizzando
il nuovo stato sociale affinché non si debba mai più assistere impotenti
alla morte di un nostro fratello che si toglie la vita perché privato
del lavoro.
IL SEGRETARIO CITTADINO
Avv. Gabriele Leccisi
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