MS FIAMMA TRICOLORE
SEZIONE DI MILANO

 
 

LEGA E PDL VERGOGNA d’ITALIA
Bologna 17 aprile 2010 : cassaintegrato si impicca in garage

Apprendo da “IL GIORNALE. It” che un lavoratore cassaintegrato si è ucciso e poco dopo a casa sua gli è arrivata un’offerta di lavoro. Lascia la moglie disoccupata e due figlie di 6 e 13 anni. Mentre la tragedia si consuma FINI è impegnato nella sua battaglia a Berlusconi per ottenere più “poltrone”.
Avverto subito i miei scarsi lettori che non ho nessuna voglia di scherzare o fare dell’ironia. La morte per disperazione di un lavoratore, di un padre di famiglia che lascia moglie e figlie in tenera età obbliga ad una profonda riflessione. Colonnelli e generali del PDL si affrontano “l’un contro l’altro armati” solo per vedere di riconciliarsi non appena gli appetiti di potere saranno stati soddisfatti. L’Italia assiste a questo squallido spettacolo che ci offrono il Silvio nazionale ed il Fini maestro nei giri di valzer. Sembra proprio che a nessuno nel PDL e nella Lega stia a cuore il destino del nostro Paese ed intanto la sinistra parlamentare sta in agguato in attesa di intervenire con metodi sciacalleschi per sottrarre la poltrona a Bossi Fini e Berlusconi solo per piazzarci i riveriti sederi degli uomini della loro nomenclatura senza che nulla cambi nel Paese. La lega ed il PDL sono responsabili delle condizioni sempre più critiche in cui versa la Nazione. Hanno pensato alla “devolution” infischiandosene del fatto che se il titolo V della Costituzione venisse applicato integralmente i trasferimenti delle competenze dallo Stato alle regioni comporterebbero un aumento della spesa pubblica pari al 40 per cento. A partire dal 1997, data in cui si può far risalire l’avvio del federalismo, l’aggravio per i conti dello Stato è pari a 61 miliardi di euro! Se le “riforme” andranno in quella direzione si può star certi che dovremo fare sempre più i conti con nuove burocrazie di estrazione regionale con lievitazione di costi, innumerevoli disfunzioni burocratiche, litigi e conflitti di competenze destinati a crescere a dismisura.
Per fare un esempio: cosa si è fatto per rendere le imprese competitive nell’ambito della sfida “globalizzata”? Quali provvedimenti sono stati presi per ridurre il costo del lavoro e della manodopera? Quali incentivi sono stati introdotti per lavorare meglio, di più e tutti? Scrive Rousseau nel Contrat social che « l’uomo è nato libero ma dovunque è in catene ». Ci provò la Rivoluzione francese a spezzare le catene per affermare e realizzare in concreto l’ideale della libertà, sia pur con i suoi “esecrandi orrori” come ebbe a definirli Bobbio nel suo saggio sulla libertà tratto da “Etica e politica”. Certamente non vi è libertà senza soddisfazione dei bisogni primari, la mancanza del lavoro umilia l’uomo che avverte l’impotenza assoluta in cui si viene a trovare. La società induce a consumare ma il disoccupato consuma se stesso, deve accontentarsi di sopravvivere con le risorse di chi è portatore di un reddito spesso modesto, spesso prodotto dalla propria donna o da una figlia, deve trangugiare bocconi amari per non essere sopraffatto dal senso d’inferiorità in cui si viene a trovare rispetto a coloro che il lavoro l’hanno, spesso apparendo agli occhi della propria donna come un inetto, un incapace di andare a cercarsi un lavoro che in realtà non si trova. E’ pur vero che la manodopera extracomunitaria viene a coprire attività che gli italiani non sono propensi a svolgere ma chi ha incentivato quegli enormi serbatoi che nascondo uno stato di disoccupazione di fatto che sono le università?

 

 

 

Chi rovinò la fragile economia italiana negli anni settanta creando il mito del posto fisso? Non esiste una prima e seconda repubblica; esiste soltanto un regime affamatore che dal 1948 ad oggi si è preoccupato soltanto di proteggere i privilegi e le caste dei centri di potere politico ed economico. Il fascismo cercò di affrancare l’uomo creando le condizioni affinché fosse assicurato a tutti un tenore di vita dignitoso e certamente gli apparati statuali ad hoc predisposti favorirono in concreto la realizzazione del principio di libertà ed è per questo che il regime ottenne un consenso che lo stesso Mussolini definì totalitario. La libertà senza ordine e disciplina non esiste ma l’ordine e la disciplina sono valori che ben si possono convogliare in un sistema di libertà senza bisogno dell’uomo carismatico. Certamente la conquista di una libertà di un gruppo può significare illibertà di altri in quanto si viene ad esercitare un potere a scapito di altri ma il potere può autolimitarsi attraverso la socializzazione delle imprese nel mondo del lavoro sì da consentire un equa ripartizione del potere e degli strumenti di controllo di un Istituto sull’altro. Ciò vale pertanto anche per le Istituzioni che costituiscono il nerbo dello Stato. A mio avviso il voto della lista unica dei segretari dei partiti non risolve nulla ed alimenta soltanto il parassitismo, la corruzione, premia i peggiori cortigiani e ruffiani che sanno come adulare i potenti.
Si rifletta sulla solitudine di chi è colpevole di esistere, non delinque ma non riesce a far mangiare i suoi figli e si uccide mentre i mestieranti della politica nei lussuosi palazzi del potere si fanno beffe dell’intero popolo italiano.
Camerati, italiani ed italiane, il vero nemico dell’Italia sono i partiti rappresentati in Parlamento, è giunta l’ora di lavorare per assediare la cittadella romana e, con metodi democratici ma con fermezza d’intenti si gridi alto e forte il nostro NO a questo regime tirannico, NO ai satrapi, NO a tutti coloro che plaudono dinanzi alle sconfitte del popolo italiano ed ancora si accingono a celebrare a breve la festa dell’odio e della divisione. Noi siamo il partito le cui percentuali di voto sono simili a quelle dei prefissi telefonici e proprio per questo stiamo recuperando un’unità d’intenti e di spiriti che presto allargheranno il consenso se il nostro rifiuto di questo sistema si farà sentire su tutto il territorio nazionale senza bisogno di apparentamenti o unità d’area che hanno il trito sapore delle solite ammucchiate partitiche che certamente non fanno la Storia. Le alleanze si faranno al momento opportuno e su posizioni di forza ma certamente non con i nemici dell’Italia.
Per realizzare un vero sistema fondato sulla libertà occorre una vera e propria rivoluzione nel costume, nel sistema di controllo dei mass media, nei centri di potere ovunque s’annidino ma la premessa fondamentale rimane la soluzione del problema sociale in cui si deve realizzare l’armonia tra le categorie produttive. Si tratta di una vera e propria rivoluzione realizzabile solo conquistando il potere! Una democrazia verbosa ed inconcludente non serve agli italiani, basta con i ludi cartacei inconcludenti; occorrono nuove forze che, nel rispetto delle regole pseudodemocratiche, sappiano catturare il consenso per agire, operare in concreto anche eventualmente sbagliando ma realizzando il nuovo stato sociale affinché non si debba mai più assistere impotenti alla morte di un nostro fratello che si toglie la vita perché privato del lavoro.
 


IL SEGRETARIO CITTADINO
Avv. Gabriele Leccisi