|
In Sudafrica uccidere un bianco non è reato
Più di tremila assassinati in quindici anni nei modi più atroci,
quasi tutti senza un colpevole. La strage dei boeri viaggia al ritmo di
due delitti alla settimana con la compiacenza del governo. Che ha un
obiettivo preciso: l’esproprio delle loro terre.
Se andate in Sudafrica per i mondiali di calcio fate un salto a
Petersburg, nelle province settentrionali. Da quelle parti troverete una
collinetta disseminata di croci bianche. Contatele. Sono più di tremila.
Una per ciascun agricoltore bianco ucciso dal 1994, da quando la
«rivoluzione colorata» incominciò a cambiare il volto del Paese. Una
rivoluzione che, 16 anni dopo, sembra pronta ad approfittare della
«distrazione» del mondiale per metter le mani sulle fattorie dei boeri.
Se dunque l’apartheid era ignobile, il silenzio che circonda il clima di
violenza e soprusi sofferto dagli agricoltori boeri non sembra migliore.
Chiedetelo al 69enne Nigel Ralf. Lo scorso fine settimana Nigel, come
ogni giorno da 50 anni, sta mungendo le vacche della sua fattoria di
Doornkop nel mezzo del KwaZulu-Natal. Quando quei quattro ragazzotti
neri gli si piantano davanti e gli chiedono del latte, Nigel manco alza
la testa. «Non vendo al dettaglio» risponde. Un attimo dopo è a terra
con un proiettile nel collo e uno nel braccio. Poi i quattro gli sono
addosso, lo fanno rialzare, lo colpiscono con il calcio della pistola,
lo spingono fuori dalle stalle. Stordito e confuso Nigel si ricorda di
sua moglie. Mezz’ora prima l’ha lasciata dentro la fattoria con i tre
nipotini. «Lynette, Lynette chiudi la porta, barricati dentro». Lei lo
sente, ma non intuisce. S’affaccia, cerca di capire meglio. La risposta
sono tre proiettili al petto. La poveretta s’accascia, cade sul letto,
agonizza tra le braccia insanguinate di Nigel mentre i bambini urlano
terrorizzati e i tre tagliagole fuggono portandosi dietro una vecchia
pistola, un telefono e un paio di binocoli. Bazzecole, banalità
quotidiane.
Sui giornali non fanno neanche notizia, ma sulla collinetta di
Petersburg solo l’altr’anno sono state piantate altre 120 croci bianche.
I plaasmoorde - gli assassini di fattoria come li chiamano i boeri -
colpiscono ormai al ritmo di un paio di casi a settimana, ma per le
autorità, per i capi dell’Anc e per i seguaci del presidente Jacob Zuma
la campagna di violenza contro gli ultimi 40mila agricoltori bianchi non
è certo un problema. Per capirlo basta seguire le ultime apparizioni
pubbliche di Julius Malema, il 29enne leader dell’ala giovanile dell’African
National Congress. Per questo «giovane leone» pupillo del presidente il
modo migliore per riscaldare le folle accalcate intorno alle sue
mercedes blindate è intonare «Dubula Ibhunu», la vecchia canzone dell’Anc
il cui titolo significa emblematicamente «Spara al Boero». Un inno
rispolverato ed eseguito con spavalda e incurante allegria negli stessi
giorni in cui Lynette agonizzava tra le braccia del marito, mentre un
altro farmer 46enne veniva freddato dalla salva di proiettili sparati
contro la sua fattoria di Potchefstroom e una serie di fendenti
massacrava un allevatore 61enne sorpreso nel sonno dagli assalitori
penetrati in una tenuta di Limpopo.
Ovviamente chiunque osi collegare il fiume di sangue versato nelle
fattorie e la canzonetta cantata a squarciagola da Julius e dalle sue
allegre combriccole viene immediatamente tacciato di calunnia e
diffamazione. «Quella canzone come molte altre intonate nei giorni della
lotta fa parte della nostra storia e della nostra eredità e non può
certo esser vietata» precisa con orgoglio un comunicato dell’African
National Congress sottolineando lo struggente carattere «sentimentale»
delle storichenote.
di Gian Micalessin
"Il Giornale.it"
|